diego-de-silvaNel caso vi fosse sfuggito,  in libreria andate a rovistare tra gli scaffali e cercate “Non avevo capito niente“,  di Diego De Silva, edito per i tipi Einaudi. Sì che poi non è l’ultimo romanzo uscito. No. L’ultima sua opera è un libercolo fino e smilzo, dal titolo accattivante: “Mancarsi“. Vale la pena, ma il buon De Silva – a mio avviso uno psicologo prima che uno scrittore – ha espresso di meglio proprio in “Non avevo capito niente”.

Ho appena finito di leggere il quarto libro dei suoi, tutti incentrati sulla figura di un avvocato pseudosfigato che in realtà incarna le paure di ciascuno. Perché al di là delle apparenze, tutti noi temiamo la vita, tutti noi abbiamo debolezze che teniamo ben nascoste, amori che più che ricordi sono ferite aperte, problemi di relazione e familiari talmente profondi che diventano gorghi ingestibili. Ecco, De Silva – lo stile, l’ironia secca, la battuta finale che chiude ogni digressione ricordano Nick Hornby di “Alta fedeltà” – mette a nudo tutto questo, scoperchia senza sconti il calderone della coscienza di ciascuno ma lo fa con una penna leggera, quasi sempre ironica, che accanto alla drammatica verità sull’animo umano accompagna il sorriso beffardo di chi si fa una ragione dei propri difetti, delle proprie debolezze. E che, anzi, proprio per tutto ciò che non riesce ad essere, si sente vivo, si avverte come creatura pensante, capace di provare sulla propria pelle quei sentimenti che molti – assillati dall’apparire perfetti e inattacabili – si ostinano e si illudono di mettere da parte.

Lettura consigliata, per iniziare con De Silva: “Non avevo capito niente“. A Seguire: “Sono contrario alle emozioni“. Come contorno: “Mancarsi“. E come ammazza caffè: “Mia suocera beve“. L’ultimo, in particolare, è un po’ lento, a volte macchinoso. Ma non manca di sorprendere. Il primo, tra tutti, è il migliore. Buona lettura!

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