libriNella mia stanza ho talmente tanti libri che la loro presenza mi conforta. Un po’ come la religione – forse molto meglio, o forse ne sono anch’essi uno strumento – non ti fanno sentire mai solo. Sono una sorta di fede nelle potenzialità espressive e artistiche insite nel genere umano. Ogni libro è un trattato di scienza sull’uomo che guarda l’uomo. E’ una storia d’amore dello sguardo con il mondo. Quasi fossero loro – i libri – l’ultimo spazio vero in cui l’uomo riesce a esser tale, lasciando da parte il cinismo gelido e viscido – come neve sporca – che spesso ci si attacca ai piedi, alle caviglia e su su fino all’anima. 

Ecco, la mia stanza è ricca di tutto questo. Decine e decine di volumi che mi confortano, mi parlano, mi accompagnano anche quando fuori, all’esterno di questo semiautistico luogo dell’anima, tutto crolla o tutto tace. Mi ritrovo nel silenzio. Mi sento spronato ogni volta di più a immergermi e prendere lezione da quei libri, da quel mio essere in loro, da quel loro parlare del mio essere in parole, virgole, spazi e pause. E se la mia casa un giorno andasse a fuoco, penso che getterei dalla finestra prima i Meridiani Mondadori, gli Einaudi e tutte le manciate di libri di cui sarei capace, prima di salvarmi. Non è retorica, lo farei davvero. Questione di silenziosa follia interiore. Lo so.

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