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Dopo aver letto quasi tutti i romanzi di Diego De Silva (me ne mancano due, tra i primi), sono passato alle pagine di Viola Di Grado e al suo “Cuore cavo”. Opera straniante, sulla morte che contgia e si allarga liquida dal centro, dal corpo al resto. Ed è proprio questo che di solito fa la morte: conquista lentamente spazio, la sua assenza riempie esistenze, provoca lacrime, risveglia le coscienze.

E mentre scrivo, in metropolitana, due ragazzi parlano con spiccato accento napoletano di arbitri “troppo permissivi”, champions, di gironi eliminatori e final four. A che serve tutto questo? A non farci pensare che Tanto si muore. Magari All’improvviso. O con un ampio preavviso di timore e paura e angoscia. Ma si muore.
E dopo un attimo di silenzio mi dico: cercate di non vivere una vita di merda.  Per lo meno. Siatene soddisfatti, ogni giorno.