socializzaA volte sono semplicemente stanco. Avverto me stesso come una città in rovina. Simile a un rudere pieno di erbacce frutto dell’ insofferenza nei confronti dell’esterno come dell’interno. Del genere umano. Di me stesso. Cazzo, altrimenti non leggerei Bukowski. A piccole dosi, si capisce, ma comunque leggerei altro.

Per dirla con i poeti, mi sono rotto i coglioni della pesantezza che mi circonda, della mancanza di prospettive,  di chi non ha coraggio ma si atteggia a eroe, di chi rimesta se stesso senza mai alzare lo sguardo e gettare a mare le zavorre, del mio essere come sono e di come avrei potuto o dovuto essere (forse entrambi).
Sono stanco dei radical-chic, della sinistra intellettuale, della destra cafona e banale, dei grillini lobotomizzati che guai a criticarli: olio di ricino.
Sono stufo degli sparacazzate per debolezza (gli sfigati), della falsità delle persone, del loro essere un liso giaccone malandato ma sempre doubleface, degli sguardi da interpretare, delle persone da non fidare. (E non correggetemi).
E basta con i circhi delle esistenze felici. Di plastica e petroli. Basta con i bugiardi, con i finti grandi imprenditori che si rivelano coglioni sfruttatori ammantati di belle parole a bassi costl. Basta con la politica e con gli autobus pubblici che non passano. Basta con i colleghi svogliati e con i cronisti suscettibili.

Basta con.

Buonanotte. Ai suonatori.