Di seguito il nostro nuovo #reading, con alcuni passi e citazioni da “Come morti” (titolo originale: Dead boys), valida raccolta di racconti di Richard Lange, pubblicata in Italia da Einaudi.

Tra personaggi in continua fuga, esistenze periferiche e sindromi che fanno della fragilità il proprio punto di forza, Lange racconta vicende comuni a tanti momenti della vita dei suoi lettori. Cambiano i dettagli forse, ma a un certo sottotesto non sfugge nessuno. Buona lettura!

– Il prato argenteo scintillava al chiaro di luna, come un letto di chiodi. Ci siamo seduti schiena a schiena, divisi dalla zanzariera, lei dentro, io fuori. Le ho raccontato cose che avevo sempre tenuto segrete. Per la prima volta le ho tradotte in parole. Mi ha fatto bene. Il polso ha rallentato, i pugni si sono distesi.

– Insomma, certe volte quello che chiamiamo amore è un’altra cosa, solo che al mondo esistono un sacco di bisogni che non sai come chiamare perché non ci sono le parole, e la gente, fratello…cazzo, la gente è di una pigrizia.

– Un silenzio così non capita mica tutti i giorni. Mi piacerebbe strapparne un pezzetto e conservarmelo nel portafogli.

– Mi sento come se dovessi urlare per farmi sentire, anche se è in piedi di fronte a me.

– Affondo la faccia nel cuscino mentre il mio cuore si scaraventa contro le costole per la frustrazione.

– Sulla foto che scelsi per il tiro a segno c’eravamo io e mia moglie su una spiaggia in Messico. Il nostro ultimo viaggio prima che ci bloccassero le carte di credito. A volte il ricordo di quanto eravamo felici allora mi teneva sveglio fino a notte fonda. E il suo sorriso… radioso è l’aggettivo che viene usato in questi casi. Un sorriso a cui credevi, o almeno io ci avevo creduto.

– A che ti serviva essere pazzo, se poi continuavi a vergognarti?

– Quando non siamo alle prese con un periodo di disoccupazione, noi qui attraversiamo un periodo da single, o un periodo sfortunato.

– Venire qui era il suo sogno e io non ci ho pensato due volte ad accontentarla. Questo per dire quanto ero pazzo di lei. Con tutto il nulla che era successo nella mia vita prima di conoscerla, sembrava il dono costoso di un Dio taccagno.

– …provo a ridimensionare quest’ultima delusione. Mi lascio di nuovo vincere dall’ottimismo, la solita stupida speranza a cui mi aggrappo sempre.

– Mi rimetto a letto, attento a non sconfinare nell’altro lato, e guardo le pareti blu diventare rosa e poi bianche, finché il fiume di dolore che mi scorre dentro si sgonfia all’improvviso e rompe gli argini. Al primo sfogo di lacrime, mi alzo e mi chiudo in bagno, ed è dura com’è da un po’ di tempo a questa parte, ma per l’ora in cui aprono gli spacci di liquore, sono docciato, sbarbato, e vuoto abbastanza per ballonzolare come un tappo di sughero sulla superficie di un altro giorno.

– La mia ombra mi giace accanto, una macchia tenute e indistinta nel vicolo. La trascino nello spaccio di liquori, dal frigo delle birre alla cassa, poi di nuovo fuori. Lo sforzo mi lascia senza fiato.

– Il viso di Linda s’increspa come la piscina del motel sotto un acquazzone, è trasparente e impenetrabile al tempo stesso.

– …come a ricordarmi che è martedì, sono le tre del pomeriggio, e tutti sanno dove andare tranne me.

– Il sole non scalda per niente in questo periodo dell’anno, ma mi piace la sensazione della luce sulla pelle. La sua pressione delicata mi impedisce di dissolvermi nel nulla come una goccia di sangue caduta in mare.

– Il vento nelle mie orecchie è una donna che urla, le nuvole sono macigni che stanno per travolgermi