L’errore come fonte di conoscenza e veicolo verso punti di osservazione “altri” dal reale normato e conforme alle regole; le favole come metafora di vita, veicolo di una morale leggera ma incisiva per gli adulti; i bambini come proprietari di un cantiere del linguaggio con una dignità e regole proprie. Il reading di ieri pomeriggio – nella bella cornice dei giardini di Villa Torlonia, a Roma – lo abbiamo dedicato a Gianni Rodari e a quel suo sguardo capace di ridefinire le relazioni attraverso la grammatica sincera dei più piccoli. 

Già perché in Rodari l’errore diventa un genere, una materia di studio, una sorta di scrittura “errante” che predilige la conoscenza attraverso ciò che vìola la regola: l’errore di grammatica apre prospettive differenti, traghetta verso luoghi lontani e ridisegna la realtà modificando quelle convenzioni – le parole, appunto – chiamate a descriverla. Da “nobili” si diventa “mobili”, da “armati” ci si scioglie in “amati”, e via dicendo. Alla base di questi “passaggi di stato”, gli errori dei bambini che – nonostante le norme degli adulti – anche attraverso quelle modifiche inconsapevoli al linguaggio, si creano un loro spazio nel mondo, lo interpretano e lo indagano. E’ il loro cantiere.

Da “le favole al telefono” fino al “libro degli errori”, per un paio d’ore abbiamo letto e discusso, riscoprendo le più belle pagine di Rodari con la consapevolezza degli adulti.

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