Make it new! E i poeti risposero

La porta aperta sarà la politica di questa rivista: il grande poeta che stiamo cercando non la troverà mai chiusa, o semiaperta, ad ostacolare il suo genio illimitato!”. Con queste parole Harriet Monroe dichiarò gli intenti di Poetry, rivista fondata dalla scrittrice nel 1912. Con Poetry prese vita l’idea di uno spazio letterario dove poter pubblicare e diffondere arte e poesia liberamente, uno spazio salvo dalle limitazioni dell’editoria popolare. La fede incondizionata della Monroe nella poesia intesa come la più alta e completa espressione di verità e bellezza fu un miracolo per la produzione poetica angloamericana di quel tempo, al punto tale che la storia della poesia di stampo modernista e quella di questa rivista sono inseparabili.

Attiva ancora oggi, la rivista Poetry, nata dall’idea progressista di una donna che credeva fortemente nel miracolo della poesia come strumento rivoluzionario, rappresentò la chiave di volta della diffusione delle avanguardie, del verso libero e di uno dei movimenti letterari più sorprendenti di cui sono qui a scrivere, ovvero l’imagismo.

Se è vero che la Monroe compì una scelta coraggiosa e rivoluzionaria, altrettanto vero fu che questa pioniera trovò un valido supporto in uno dei padri della poesia imagista. Nel 1913 Ezra Pound pubblicò su Poetry una dichiarazione d’intenti dal titolo: A few don’ts by an imagist (Alcune cose da non fare), considerato un vero e proprio manifesto del movimento.

In questa dichiarazione d’intenti si sosteneva la necessità di un linguaggio poetico conciso e chiaro, basato sulla stessa precisione e immediatezza con cui balzano agli occhi le immagini. Di qui poeti come Ezra Pound, Hilda Doolittle, Amy Lowell e molti altri, scelsero di rendersi devoti alla “parola esatta”, alla parola che evocasse un’immagine ben distinta. Si cimentarono cosi nella creazione di nuovi ritmi e immagine dopo immagine fondarono una poetica del movimento.

Make it new!” fu l’espressione utilizzata da Ezra Pound per esortare gli scrittori contemporanei a distaccarsi dalle influenze letterarie del passato. E lui stesso seguì questo monito trovando ispirazione non solo nei movimenti d’avanguardia europei del tempo ma anche alla poesia cinese e giapponese.

Ed è così che Pound lanciò la propria ispirazione oltre i limiti della parola e facendo lavorare l’immaginazione in modo sconfinato, scrisse alcuni haiku in lingua inglese di straordinaria bellezza. Questo il mio preferito: Continue reading “Make it new! E i poeti risposero”

“Orientarsi con le stelle”, reading dalle poesie di Raymond Carver

Un reading per conoscere Raymond Carver e la sua vita attraverso le poesie dello scrittore americano. Simbolo della resilienza e della scrittura che salva, Carver testimonia con le sue parole la possibilità per ciascuno di ricostruirsi. E lo fa puntellandosi, parola dopo parola – passo dopo passo – con la scrittura. I racconti in primis, genere letterario scelto proprio per il poco tempo che aveva a disposizione, e le poesie, una forma – quest’ultima – che non lo ha mai abbandonato e che Carver utilizzava per “fotografare” la realtà: entità minime che spesso erano l’unità di misura originaria di veri e propri racconti. Non a caso ha scritto anche “racconti in forma di poesia”. Continue reading ““Orientarsi con le stelle”, reading dalle poesie di Raymond Carver”

La stella polare: l’incontro tra Raymond Carver e la poesia

Tanti anni fa – sarà stato nel ’56 o ’57 – quando non avevo ancora vent’anni, ma ero già sposato e mi guadagnavo da vivere facendo le consegne a domicilio per un farmacista di Yakima, una cittadina nella parte orientale dello stato di Washington, un giorno andai a portare un ordine in una casa nella parte ricca della città. Fui invitato a entrare da un signore molto anziano, ma lucidissimo, che indossava un cardigan. Mi chiese di aspettare un momento in salotto mentre andava a prendere il libretto degli assegni.

In quel salotto c’erano un sacco di libri. I libri erano proprio dappertutto: sui tavolinetti e sui ripiani, sul pavimento accanto al divano, ogni superficie a disposizione era adibita a punto di appoggio per libri. C’era anche una piccola libreria contro una delle pareti. (Non avevo mai visto una biblioteca personale prima di allora; file e file di libri sistemati su appositi scaffali in una casa privata). Mentre aspettavo e il mio sguardo vagava su tutti quei libri, notai che sul tavolinetto c’era una rivista con un titolo singolare e, per me, sorprendente, sulla copertina: Poetry. Ne rimasi colpito e la presi in mano. Era il mio primo contatto con una “rivista letteraria”, oltre che con una rivista di poesia, e la cosa mi lasciò di stucco. Forse mi venne un po’ di avidità e così presi anche un libro, un volume intitolato The Lillte Review Anthology, a cura di Margaret Anderson. (Dovrei aggiungere che, all’epoca, cosa volesse dire “a cura di” per me era un mistero). Feci scorrere tra le dita le pagine della rivista e, cosa ancor più audace, cominciai a sfogliare quelle del libro, che era pieno di poesie, ma conteneva anche brani di prosa e altre cose che sembravano note o persino intere pagine di commenti sui pezzi scelti. Che cosa mai vuol dire tutto questo?, mi chiesi. Non avevo mai visto prima un libro del genere – né, tantomeno, una rivista come Poetry. Spostavo gli occhi dall’uno all’altra e li desideravo segretamente tutti e due.

Quando l’anziano signore finì di scrivere l’assegno, come se mi avesse letto nel cuore, mi disse: “Prendilo pure quel libro, figliolo. Può darsi che ci trovi qualcosa che ti piace. Ti interessa la poesia? Perché non prendi anche la rivista? Magari un giorno scriverai qualcosa anche tu. Se è così, dovrai pur sapere dove mandarla”. Dovrei mandarla. Non sapevo bene cosa, ma sentivo che stava succedendo qualcosa di importante. Avevo solo diciotto o diciannove anni ed ero ossessionato dall’idea di dover “scrivere qualcosa” e già a quell’epoca avevo goffamente tentato di scrivere qualche poesia. Ma non mi era mai passato per la testa che ci potesse essere un posto dove in effetti si mandavano i propri tentativi con la speranza che venissero letti e forse addirittura – incredibile, o almeno così mi pareva allora – presi in considerazione per essere pubblicati. Però avevo proprio in mano la prova concreta che da qualche parte nel vasto mondo c’erano delle persone responsabili che, Gesù buono, facevano uscire tutti i mesi una rivista di poesia. Ero attonito; come ho detto, mi sentivo davanti a una rivelazione. Ringrazia l’anziano signore diverse volte e lasciai la sua casa. Consegnai il suo assegno al mio capo, il farmacista, e mi portai a casa Poetry e The Little Review Anthology. E così cominciò la mia istruzione.  Continue reading “La stella polare: l’incontro tra Raymond Carver e la poesia”

Up ↑